Il decreto 112, diventato legge dello Stato il 6 agosto di quest’anno, è stato una sgradita sorpresa all’inizio di questo anno accademico. Le conseguenze sul sistema universitario italiano e sugli enti di ricerca sono così pesanti che in alcune università si è arrivati al blocco della didattica e in quasi tutte sono state messe in atto varie modalità di protesta. Alcuni non esagerano dicendo che questa non è una riforma, ma è la morte dell’università e della ricerca pubblica. Ciononostante i media tacciono sull’argomento e, a parte i diretti interessati, pochi sono al corrente dei cambiamenti sostanziali apportati da questa legge.
In breve, i punti fondamentali sono:
- Taglio dei finanziamenti pubblici dell’Università, per un totale di 1500 milioni di euro, durante il quinquennio 2009-2013. Questo taglio dei fondi prescinde dal merito e dall’efficienza delle varie università e ignora l’operato del CIVR (http://www.civr.it/), le cui valutazioni diventano irrilevanti ai fini della ridistribuzione delle risorse, vanificando gli sforzi effettuati per migliorare la qualità della ricerca;
- Possibile conversione delle Università pubbliche in fondazioni private, con conseguenze quali, ad esempio, l’aumento delle tasse (dell’ordine di migliaia di euro);
- Riduzione del personale docente e di ricerca limitando pesantemente le assunzioni (fino al 90% per le università e blocco totale per cinque anni per gli enti di ricerca);
- Sospensione delle Scuole di Specializzazione per la formazione degli insegnanti (SSIS) fino a data da precisarsi.
Maggiori dettagli sono disponibili in questa presentazione.
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